s02e08 (Il faut cultiver notre jardin) prima parte

Come una scheggia che fuoriesce da un grande fuoco.

Dimmi cosa pensi del mio sguardo.

Dimmi cosa senti nei miei suoni.

Un enorme aspirapolvere in fondo alla statale mi osserva, mi punta. La provincia sa essere più pericolosa della città. Milioni e milioni di granelli di polvere da far sparire sono tanti, sparsi, anche di più. Io a nord, tu a sud. Segui il vento e ti riporterà da me. Nel frattempo studio un piano, un alibi di ferro per i nostri giorni nella stanca metropoli. Una mano sul petto, una sulla fronte, battiti accelerati ma niente febbre. Scappare via da tutti quei…piani sbarrati.

Oggi è come domani, imprevedibile e sconosciuto (o viceversa)

Amico, stai cominciando a riprendere coscienza del mondo circostante. Non c’avrei scommesso molto. Mi dispiace farti fretta ma là fuori c’è un branco di cani neri radunati in cerchio. Bisbigliano, discutono di quanto sia inopportuno lasciar liberi due uomini di scorazzare per queste terre. Il nostro fuoco ha attirato la loro attenzione. Le mani si stringono in una forte stretta.

Il buio. Il gelo. La carne.

Aiuto.

E i nascosti ammonitori degli uomini

Non chiederanno Fuochi nella città,

Ammassi di rovine fumanti nella notte

Della prosperità e della dissolutezza

Per distogliere l’uomo dal suo cammino,

Per reprimere il bambino dal grembo,

Per privare la città del suo pane;

Così che gli altri imparino a obbedire

[William Blake, Il canto di Los]

 

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