Harry Talboys

Avanzava tranquillamente lungo la Bowery con un bastone in mano. Lasciate che ve lo descriva: una figura alta, sottile, con un vestito di lino a righe, il cui aspetto sgualcito, i polsini sfilacciati, le bruciature di sigaretta e le macchie scolorite di vino rosso sulla patta non riuscivano a nascondere la qualità del tessuto e l’eleganza del taglio. Appariva eretto, alto e lento, con un cappello di Panama in testa; la faccia era un vero e proprio atlante dell’esperienza umana, con un grande osso ricurvo – il naso – che si proiettava in avanti come la prua di una nave; la bocca…be’, la faccia si era – come dire? – sfasciata, ma il vecchio la rianimava col rossetto! Doveva avere almeno ottant’anni. Il colletto della camicia, non certo pulito, era stretto da una cravatta di seta pastello – lilla pallido o malva, mi sembra di ricordare -, e all’occhiello spuntava un giglio bianco fresco. (Non ho mai visto Harry Talboys senza un fiore fresco all’occhiello)

L’angelo, da Acqua e sangue di Patrick McGrath

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