Cronache Anviliane (219) #12

Più provi a cancellarmi

più, e più ancora

più io appaio. [1]

Mi sento cosi stanco, cosi bisognoso di silenzio, dopo un frastuono che mi ha piegato i pensieri.Il calore si sta ritirando lentamente, la vertigine s’instilla dalle vene dei piedi e s’impadronisce del corpo.Non ho energia per poter pensare di voler volare.Si sente nell’aria, che siamo rimasti in pochi.Non ho mai saputo quando avrei avuto bisogno della chitarra di Jimi Hendrix.Ora lo so.Non credo ci sia un momento migliore di questo.Mi sorprende anche il pensiero che vorrei vivere in un disco dei New York Dolls.Si si, con quelle chitarre sguaiate in odor di emancipazione.

Ricordo immagini tremolanti di gente che non ne poteva più. Disposta a tutta.Disegni tribali, piante secolari spazzate via in un respiro, dannate sirene senza ombra, fantasmi e allegri violini.

Il respiro mi aggredisce come una belva.E se lo chiamassi crimine?Sarebbe appropriato.

Ora sento che non morirò certo di fame e l’acqua la troverò sempre.Il ciuffo lo tengo spettinato e il respiro si sistemerà, il resto lo vedrò quando il sole spunterà all’orizzonte pitturando la terra di un arancione vivo, pulsante, rendendo vita alla terra calda e di nuovo gravida.

E’ proprio una bella giornata

è proprio una bella giornata

trova un momento tutto per te

va e riposati.[2]

Applausi.Il momento è ora…..                                              ….continua….

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[1] Backdrifts ⎢ Honeymoon is over, Radiohead. Hail to the thief.2003

[2] Faust Arp, Radiohead. In rainbows.2008

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Fa.Ro.

Cronache Anviliane (260) #11

[Colonna sonora per la lettura: White noise ⎢ Mogway ⎢ 2011]

…..un’ondata di caldo fuori stagione.

Come sono arrivato in questa città?Dovrei esserci nato.Ma come capita spesso nei sogni ti ritrovi in un posto senza sapere come ci sei arrivato, non ricordi il tragitto.Ma questa è la mia città che profuma d’avanguardia e puzza anche di zolfo.Dal tetto di questo palazzo vedo circolare idee nelle strade come se fossero fiumi di sangue nelle vene.Piccole idee sussurrate che camminano su gambe coraggiose, si passano informazioni agli angoli delle vie del centro.Resistono tra le polveri sottili, nel traffico avulso dalla realtà, sotto le gru abitate e alla luce minimale di lampioni dallo stile importato.Ma bisogna fare presto, il cielo, stasera, sembra carta stagnola bruciacchiata e sembra riflettere la città, deformandola. Tra poco l’aria brucerà su se stessa.E bisogna essere altrove.Lontano da un calore che potrà essere fatale persino per creature ignifughe come noi.Tra lo stupore di chi non saprà che cosa dire, un volo disobbediente verso altre terre.Il cielo si apre, come la mia mente, anche di più, scie di luci stanche sulle strade.Palazzi rossi come tizzoni ardenti svettano senza speranza.Non è forse questo che desideravamo?Non è qui che volevamo arrivare?…Non è di calore che avevamo bisogno?

Immagino di essere seduto al volante di un’automobile lanciata su una lunga strada deserta o seduto al posto finestrino in treno o su un aereo e guardando oltre il vetro mi sento così bene.E’ sera, quasi notte e penso di essere immortale ma al tempo stesso sento che questa cazzo di vita è breve e svelta. Esco dal finestrino…dall’oscuro all’oscurità….

Fa.Ro.