Parla, mia paura. La (mia) playlist

È cominciata con la paura. Paura delle automobili. Paura dei treni. Paura delle luci troppo forti. Dei luoghi troppo affollati, di quelli troppo vuoti, di quelli troppo chiusi e di quelli troppo aperti. Paura dei cinema, dei supermercati, delle poste, delle banche. Paura degli sconosciuti, paura dello sguardo degli altri, di ogni altro, paura del contatto fisico, delle telefonate. Paura di corde, lacci, cinture, scale, pozzi, coltelli. Paura di stare con glia altri e paura di restare sola.

Parla, mia paura è un libro, sì. Ovviamente. Ma è anche, e sopratutto, un abbraccio. Un grande abbraccio. Un posto caldo in una fredda notte d’inverno. È un compagno di un viaggio con molte incognite che sa di cosa sta parlando. Simona Vinci, con grande coraggio, spalanca le porte sull’abisso che ha conosciuto in un periodo difficile della sua esistenza e lo condivide per un bisogno di perdonarsi e per offrire un ‘luogo’ d’incontro a chi, in qualche modo, si riconosce anche solo parzialmente nella sua esperienza.

Ogni vicenda umana e diversa, ogni storia di ansia, paura e depressione è diversa, non c’è una via unica. Questa è stata – questa è – la mia. Non è paradigmatica, non è estrema, è fatta di piccoli eventi. Eppure, ogni piccola vita, con i suoi eventi minimi, ha qualcosa da dire alle altre vite; ogni vicenda umana è, in qualche modo, di chiunque voglia condividerla.

È un libro sincero e tratta senza retorica un nodo così difficile – prima da decifrare, poi da sciogliere. L ‘autrice si racconta come se camminasse su un filo sospeso nel vuoto. Si racconta forte (di un seppur fragile equilibrio) e consapevole delle contraddizioni che corpo e mente potrebbero presentare nel percorso della sua vita. Una soluzione, in fondo, se così si può definire, la individua: arrendersi alla paura, farla uscire, lasciare che esca allo scoperto. Individuarla. Individuarsi. E ripartire.

Ma, per citare il titolo di un film di R.W. Fascinare, La paura mangia l’anima. Le fobie sono paure specifiche, ma condividono con la paura generica qualcosa che ha a che fare con le reazioni fisiche, con il corpo. Qualcosa che fa male. Che altera le risposte corporee, la respirazione, il battito cardiaco, la sudorazione. Brividi, pelle d’oca, vertigini, capogiri, nausea. Il ragionarci sopra troppo, nel tentativo spasmodico di evitarle e combatterle, spesso ci si rivolta contro e serve solo a rafforzarle.

Non si può mai fare altro che sfidarsi, finché si è vivi. Così mi immersi completamente nella mia paura e lasciai che comandasse lei, cosa poteva succedermi  in fondo?Qual era la cosa peggiore? Morire? Bene, sarei morta.

Potevo sopravvivere alla paura semplicemente rinunciando a controllarla. Così imparai a non rinunciare, invece, a fare le cose che avevo di nuovo desiderio di fare o che dovevo fare. E se la paura si fosse presentata l’avrei accolta, e avrei raccontato alle persone che mi stavano intorno che cosa mi stava accadendo. Non avrebbero capito? Non importava più. Io mi sarei abbandonata comunque alla paura, le avrei fatto fare ciò che voleva lei. Prima o poi, si sarebbe stancata.

La forza del libro non risiede solo nell’argomento trattato. Risiede principalmente nella testimonianza, ripeto coraggiosa, dell’autrice che si mette a nudo, coerente con ciò che ha scritto nella sue pagine sofferte (e secondo me, anche amate).

Grazie Simona, grazie ancora.

Qui sotto, le canzoni a cui ho pensato durante la lettura. Buon ascolto e buona lettura.

(Parla, mia paura, Simona Vinci. Einaudi Stile libero BIG, 2017)

Playlist spotify Parla, mia paura

Rusty cage – Soundgarden

Isolation – Joy Division

Acrobat – Maximo Park

Falling to pieces – Faith no More

Man in the box – Alice in Chains

Strategie – Afterhours

Lullaby – Johannes Brahms

Assimilare ⎢ Asimilar

(tratto da Tre di Roberto Bolaño, pag. 79, Sur)

Una persona te acaricia, te hace bromas, es dulce contigo y luego nunca más te vuelve a hablar. ¿A qué te refieres, a la Tercera Guerra? La desconocida te ama y luego reconoce la situación matadero. Te besa y luego te dice que la vida consiste precisamente en seguir adelante, en asimilar los alimentos y buscar otros. Es divertido, en el cuarto, además del reflejo que lo chupa todo (y de ahí el hoyo inmaculado), hay voces de niños, preguntas que llegan como desde muy lejos. Y detrás de las preguntas, lo hubiera adivinado, hay risas nerviosas, bloques que se van deshaciendo pero que antes sueltan su mensaje lo mejor que pueden. «Cuídate». «Adiós, cuídate».

Una persona ti accarezza, scherza con te, è dolce e poi non ti parla mai più. A che cosa ti riferisci, alla Terza Guerra? La sconosciuta ti ama e poi riconosce la situazione macello. Ti bacia e poi ti dice che la vita consiste proprio nell’andare avanti, nell’assimilare gli alimenti e cercarne altri. È divertente, nella stanza, oltre al riflesso che risucchia tutto (da lì la fossa immacolata), ci sono voci di bambini, domande che arrivano come da molto lontano. E dietro le domande, come prevedibile, ci sono risate nervose, blocchi che si vanno sciogliendo ma che prima mandano il loro messaggio meglio che possono. «Riguardati». «Ciao, riguardati».