Merseysound*

Continua il viaggio affascinante fra i ricordi di Elvis Costello:

Qualche dritta su come realizzare una buona performance l’ho rimediata quando mia madre mi portò al Granada Kingston a vedere il tour degli artisti della NEMS records. Avevo nove anni e bastò poco a conquistarmi. Ero eccitato solo per il fatto di vedere dei musicisti che forse conoscevano i Beatles di persona. Il cartellone era composto quasi interamente da gruppi di Liverpool che avevano come manager Brian Epstein. Agli albori del successo dei Beatles Epstein aveva messo su una scuderia di artisti più o meno decenti, tutti provvisti di una canzonetta che Lennon e McCartney avevano probabilmente scritto durante la pausa pranzo. Ad aprire la scaletta era un giovane cantante con uno pseudonimo nuovo di zecca trovatogli da Epstein. Più che un nome suonava come l’ordine di un’amante, e magari l’intenzione era proprio questa: Tommy Quickly, Tommy Presto. Sfortunatamente il pubblico volubile lo ha presto dimenticato.**

Ricordo che quella sera era stato bravissimo, ma eravamo solo all’inizio dello spettacolo e ci aspettavamo di tutto. A seguire c’era Cilla Black, che cantava Love of the lovedIt’s for you, scritte dal duo Lennon/McCartney, entrambe meravigliose.

Cilla, a sua volta, ha lasciato il palco ai Fourmost, che avevano vissuto un solo momento di successo con una discreta canzone di Lennon/McCartney intitolata Hello Little GirlPortavano giacche senza colletto molto simili a quelle dei Beatles, e il bassista, Billy Hatton, aveva quella tipica faccia di Liverpool                                                            a-3001112-1352369687-8972-jpegche ti faceva credere che fosse il fratellastro di John Lennon o il cugino di Paul McCartney. Mike Millward, il chitarrista ritmico, era un tizio grosso e abbastanza impacciato, che ad un certo punto dello spettacolo ha inciampato nel cavo della chitarra, scollegandolo dall’amplificatore. Il resto del gruppo è scoppiato a ridere mentre lui si chinava, raccoglieva lo spinotto e ricollegava la chitarra. Sono rimasto colpito dal suo coraggio.

Di chitarre elettriche ne sapevo pochissimo, ero sicuro che, secondo la celebre frase di James Thurberl’elettricità grondava invisibile in tutta la casa e che Mike sarebbe potuto scomparire in un bagliore azzurro. La serata prese poi una decisa piega di varietà all’annuncio dell’arrivo di Johnny Kidd and the Pirates. Erano di sicuro i più strani di tuttijohnny-kidd-and-the-pirates

e facevano pensare a un sacrificio umano. Johnny era un rocker sfrontato alla Gene Vincent, con il ciuffo impomatato e una camicia da pirata spiegazzata sopra i pantaloni di pelle. La sua band aveva un look piratesco, anche se, per quel che ricordo, non vidi nessuna benda sull’occhio né pappagalli.***

Il loro chitarrista, Mick Greenil cui stile alla chitarra, solista e ritmica, sarebbe stato fondamentale per il punk rock grazie al suo discepolo Wilko Johnsonera qualcosa di totalmente diverso rispetto ai brillanti strimpellatori che si erano esibiti prima. Il pubblico non li sopportava, e ha iniziato a fischiarli come se fossero i cattivi di una brutta commedia o dei wrestler. Si è capito che era tutto uno scherzo quando Johnny Kidd, finalmente ha intonato il suo successo, Shackin’ all over : la gente si è ricordata che, dopotutto, gli piaceva e lo ha degnato di un’ovazione.

Fonte: Elvis costello, Musica infedele & inchiostro simpatico, Baldini&Castoldi, 2016. Traduzione di Tiziana Lo Porto.


*Merseysound.

**Tip on my tongue è un pezzo scritto da Lennon/McCartney per Tommy Quickly.

*** In realtà sul web si possono trovare moltissime foto di Johnny Kidd con una benda da pirata.

 

 

 

 

 

 

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