Incostante

di La bocca insonne

In molti hanno provato a catturare lo spirito di questa città strana e incompleta, di questa metropoli inconsulta. L’hanno filmata e descritta centinaia di volte, l’hanno raffigurata in centinaia di quadri, Ernst Toller, Sergej Djagilev e Arnold Schönberg l’hanno amata; Goethe, Lessing e Heine l’hanno odiata; Theodor Fontane e Alfred Döblin l’hanno messa a nudo. I berlinesi panciuti e pieni di boria sono stati i soggetti predilette delle vignette graffianti di Heinrich Zille; gli operai esausti, dai volti grigi, popolano le commoventi tele di Baluschek sui quartieri poveri; le superbe signore della corte guglielmina risplendono nei caldi ritratti di Von Menzel; i volti osceni delle prostitute di George Grosz e Otto Dix sono lo specchio della durezza di questa città, la cui sintesi è nelle visioni apocalittiche di Meidner, che esplodono sulla tela e lasciano presagire la fine dell’innocenza.

Berlino si cela sotto la Londra dell’opera da tre soldi di Brecht e Weill, è la protagonista di Addio a Berlino di Isherwood e del film cabaret; è il soggetto dei diari berlinesi di Missie Vasilčikov e William Shirer, del film di Walter Ruttmann Berlino, sinfonia di una grande città, della caduta di Berlino di Michail Čaureli del 1949, con la colonna sonora di Dmitrij Sostekovič, e del Cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Nuovi, promettenti scrittori hanno raccolto il filo lasciato cadere da Döblin, raccontando Berlino in altri romanzi, come Die Fehler des Kopisten (gli errori del copista) di Botho Strauss e Der dicke Dichter (il poeta grasso) di Matthias Zschokke, Gezielte Blicke (Sguardi mirati) di Bodo Morshäuser e Magic Hoffmann di Jakob Arjouni.

Sono tutte opere che offrono spunti interessanti, anche se nessuna riesce a catturare l’essenza di questa città, la cui identità non si fonda sulla stabilità, bensì sul cambiamento. Berlino può in certi momenti dare l’impressione della solidità e della sicurezza, ma la sua storia è la testimonianza di quanto sia insidioso prendere per buona questa immagine. Berlino è una città incostante, come molti hanno scoperto a proprie spese: la patina di normalità può svanire con la stessa rapidità con cui scivola fra le dita la sabbia gialla della marca di Brandeburgo. Raramente i berlinesi hanno saputo apprezzare i propri pregi: per gran parte della loro storia hanno cercato di emulare, oppure dominare, Parigi, Londra e Mosca, si sono vantati di avere più ponti di Venezia, hanno proclamato di essere l’Atene o la Chicago sulla Sprea. Berlino è una città che si è sempre sentita a disagio nella propria pelle.

(Berlino, storia di una metropoli – Alexandra Richie)

Heinrich Zille, Kartoffelstehen (bottega della patate), 1916

 

Adolph Von Menzel, Moonlight on the Friedrichskanal in Old Berlin, c. 1856