Piccole stanze

di La bocca insonne

Attraverso il vetro della mia auto vedo un gruppo di ragazzi e ragazze in bici, tra le luci della notte. Si vedono così raramente di questi tempi, espressioni di leggerezza come queste. La scena mi ricorda un’altra vita, in un’altra città, dove i semafori erano appesi ad un filo, sospesi; e le camere d’albergo puzzavano di tabacco e di progetti lasciati a metà, troppo grandi e schiaccianti. Piccole stanze, quanto bastava per sopravvivere ad un’avventura nuova, entusiasmante e indimenticabile, tutt’altra vita.
Senza spiegazione mi muovo nella città fresca e tranquilla, all’apparenza. È uno stato d’animo accomodante, che ispira un lungo viaggio nel ventre disteso della notte.