Luigi

di La bocca insonne

E gli ho detto – se non ti interessa, se non vuoi starmi a sentire, beh, vai a leggere i fondi di caffè o i fondi dei cessi; vicino alla stazione, lo sai, ce ne sono quanti ne vuoi – .
A volte sembra che nella testa di Luigi si spenga la luce, buio completo, fine delle trasmissioni; come se ad un certo punto, dopo il carosello, Luigi a nanna.
Posso capirlo. Forse. Tutte le botte in testa che ha preso da suo padre, in quelle sere d’estate in cui si scappava dai richiami dei genitori, che risuonavano nelle orecchie come un gesso strisciato sulla lavagna.
Il problema è che nel buio non vede lui ma nemmeno io, per quanto io abbia un occhio notevole, non basta, my friend.
Come quella volta al Barrio Alto. Ma la racconterò un’altra volta.

Luigi vorrebbe sempre seguirmi, in ogni cosa che faccio. Però lo fa con un certo scazzo, come una foglia galleggia sulla corrente di un fiume, come uno stronzo galleggia nell’acqua o un pezzo di carta aleggia nel vento.
Io invece ho sempre sentito il bisogno di andarci contro, alla corrente.Mi sono sempre sentito un sopravvissuto, non so ancora a cosa però. Ha qualcosa a che fare con l’oscurità, è quello che sento nelle viscere almeno, che mi accompagna ogni giorno, come Luigi, del resto.