I piatti più piccanti della cucina tatara – Alina Bronsky

di La bocca insonne

In principio Rosa fu giovane moglie, poi diventò madre, nonna, e infine suocera più volte, grazie alla sua natura trascinante e magnetica e ad una tempra sovietica caratterizzata da una praticità sconcertante che sfocia in tirannia. Un bulldozer che travolge ogni generazione della propria famiglia. Organizza e disfa matrimoni e vite, in base alle proprie necessità del momento, che sembrano rivolte verso gli altri ma in realtà riguardano sempre e solo una persona, lei. Lei che, come anticipato in quarta di copertina, crede sempre di agire per il meglio degli altri sporcandosi le mani se serve (rubando tesori, uccidendo re o distruggendo pianeti).

Far bere Sulfia era un gioco da ragazzi. Trangugiava il latte. Poi si afferrava la pancia. Se uno beve così in fretta è normale che gli faccia male la pancia. L’espressione di dolore di Sulfia mi dava ai nervi. Ogni tanto si metteva la mano davanti alla bocca e correva fuori, a vomitare sui cespugli di lamponi. Era una brava bambina, non avrebbe mai sporcato il pavimento. Quando tornava le consegnavo una seconda tazza di latte e stavo attenta che bevesse lentamente, fino all’ultima goccia. Non so se mia figlia sarebbe arrivata all’età scolastica senza quel latte. Mi sacrificavo perché stesse meglio.

In Germania molte donne non curavano il proprio aspetto, quindi per me non era difficile surclassarle. Con qualunque donna mi si confrontasse – io avevo vestiti più belli, un trucco più bello, un fisico più bello e sapevo valorizzarlo molto meglio della maggior parte delle ragazze tedesche.

La lettura è molto piacevole e si finisce per adorare questa giovane nonna malvagia che si porta tutta la storia della sua famiglia sulle spalle grazie ad un’autoesaltazione senza pari.
L’autrice riesce a cambiare registro narrativo, senza cadere nella ripetitività utilizzando passaggi pungenti e riuscendo a descrivere con efficacia il crescendo vorticoso verso la pateticità che plasma il personaggio in questione approdando ad un finale che, a mio parere, è l’unico vero punto debole dell’opera perché risulta un pò scollegato alla storia, non completamente in simbiosi con l’intreccio della narrazione.
Buona lettura.