s02e03 (Absolutely free)

Il cielo nero lucido.

L’ultimo pensiero è stato una bestemmia grande come i loro inganni. Un pianoforte disegna una mappa in mezzo al rumore della città violata. Ho parlato con un uomo che si fa chiamare poeta della disfatta, mastica tabacco e distilla grappa in un rifugio in collina. Una vista spettacolare, dice. Quando si alzano colonne di fumo nero e la città rigurgita le proprie schiavitù, non vorrebbe essere in nessun altro posto. Anche io, forse…

Mi ha confidato pensieri dal sapore adolescenziale. Non li svelava da anni, dice. Nemmeno ai suoi due cani. Davide e Tommaso. Un tempo aveva una macelleria, poco distante dal centro della città. Quando ancora eravamo primitivi, dice. Quando il fuoco  faceva paura e il sangue scaldava la terra. C’era una passione crescente, dice, e vorrebbe che ci fosse anche ora. Sento che lo incontrerò ancora, non lontano da qui, con la stessa malinconia con cui mi parla ora.

Parole. Pesanti come piombo.

Gli batto la mano sulla spalla, un saluto amichevole, sentito. Porto le cuffie alle orecchie e premo play…

Vieni a vedere la burocrazia, che fa lo sforzo finale e lascia entrare l’ultimo disordine, mentre i sensi scompaiono, le strade sono costellate da famiglie urlanti che infrangono vetrine.”

[Dark Ages, Jethro Tull]

 

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