Autopsia di un istante

(Non devi restare fermo, ti chiedo solo questo.Non somigliare ad una statua, seppur nella sua bellezza, immobile).

Di polvere non si vive.La si mette da parte, sotto il tappeto o tra due armadi o la si lascia crescere su un tavolo.Ma certo lascia un segno, un solco leggero che sa di impronta identificabile sottolineata dai raggi del sole e da luci artificiali.Un colpo e sparisce ogni paura, il mattino ha il piombo in bocca.La polvere fa un rumore terribile, se l’ascolti da vicino, amplificata.E’ composta dalle stesse note che compongono l’accordo dell’indifferenza.L’africa.Non c’è polvere in Africa?Ci andrei.Indifferenza e polvere, inutilità al potere, se ci pensi.Chissà se non è vero niente.Tutto quel che devi fare è respirare.Se non fai la polvere sotto milioni di soli, sei un eroe.Già te lo dico.Campi magnetici sterminati di cemento, culle per il pulviscolo, da restare attoniti.Da spingere a camminare con le mani.Da spingere a camminare per sopravvivere.Ancora una volta, nel calore dell’epicentro, al nocciolo della questione.Elemosinando qualche goccia d’acqua.

Un giorno senza luce, perché hai fatto polvere.

Fa.Ro.

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