Casa mia non brucerà mai ⎢ L’intrusa [2 di 2]

E io chiesi a quella deliziosa creatura

si, proprio cosi, si, proprio cosi

se voleva passeggiare un pò con me

in quella notte così breve.

( Nick Cave )

La trovo sdraiata sul letto, a piedi nudi, magri, è bella, di una potenza che riempie la casa come poliuretano espanso e il suo respiro svolazza attorno al mio corpo, sbilanciandolo verso il letto.Il senso di protezione che ho avuto fino a quel momento è niente in confronto a come mi fa sentire ora lei, un senso di dolce abbandono sicuro.Crolla ogni difesa, ogni porta si apre completamente e il respiro si riempie di vaniglia e aria estiva.Entro dentro lei, completamente e giro in circolo, mi sento sollevare dal materasso, in assenza di gravità.

Ogni cosa perde importanza, il cibo, i libri, le parole e la loro forza straordinaria, per un attimo, nella mia vita, esiste solo lei che, mi fa sentire quanto è bello e pericoloso tornare a sbilanciarsi verso il vuoto e respirare il buio e godere della sua bellezza massima.

So che dura poco, va sempre a finire così ma è stramaledettamente calda e acuta.Quando mi alzo per sciacquarmi la faccia e asciugarmi dal sudore, la luce nei suoi occhi è ancora viva.Quando torno trovo solo il suo profumo a mezz’aria che mi scivola nelle narici e il ricordo del sapore della sua saliva intristisce per un attimo.

Decido di aprire una bottiglia di rosso di Montalcino da sorseggiare mentre, seduto dove di solito si siede lei, sfoglio pagine di prosa andalusa restando colpito dalle parole di Lorca (1).Al sorgere del sole m’addormento seduto con la nuca appoggiata al letto e le gambe incrociate come ho visto in alcune illustrazioni di pose spirituali e religiose su una vecchia enciclopedia acquistata su internet.Quando mi sveglio è già quasi sera e penso che qualcosa è cambiato nelle ultime ore, il quadro generale non è più lo stesso e non so se prenderla come una novità buona o un colpo alle mie convinzioni.Cerco tra gli scaffali una risposta e mi bevo un caffè doppio seguito da una sigaretta.Non la trovo la risposta, ovviamente, mi sposto per la casa e sento che stasera l’intrusa non verrà.Sento che non verrà più.

Per qualche giorno ho vissuto in un ristretto perimetro di casa utilizzando solo il bagno e il divano, senza aprire un libro ma sopratutto senza accendere la mia diffusione musicale.Senza toccare cibo e bevendo a canna Grand Marnier.Ho cercato poi di reagire prendendomi cura della mia Maranta (2).Può sembrare superfluo ma il drenaggio della Maranta deve essere perfetto perchè ristagni d’acqua a volte possono essere letali per la pianta. Vuole una luce diffusa e non molto intensa.Avevo bisogno di qualcosa con cui distrarmi da quella dannata finestra semi aperta, dal quale non arrivava più l’intrusa ma il ragnetto rosso si, grande meno di mezzo millimetro, letale per la Maranta.Ce ne potevano passare a milioni, penso.Oltre a questa pianta ce n’era un’altra, anch’essa brasiliana, in salotto,la Bilbergia (3).Mi prendevo cura di due brasiliane, ecco.Mi sembrava di vivere in un castello di carte sull’orlo della caduta, però.

Ancora oggi non so cosa mi sia successo in quei giorni dopo la scomparsa dell’intrusa, dopo il vuoto che ha lasciato tra i miei muri e sopratutto non so il perché il suo arrivo ha riempito un vuoto che prima non c’era.Un vuoto che prima non c’era e ora chiede spazio, che mi ero già conquistato con un certo ingegno.Perché non sia più tornata non lo saprò mai e mi ha sfiorato anche l’idea di preparare una mappa d’indizi, in base a prove che sicuramente la sua abitudine a frequentare i miei spazi ha lasciato, uscire e scoprire che fine abbia fatto ma ho scelto di continuare a restare qui, lasciando la finestra della camera socchiusa e mantenere l’angolo di poesia lì, vicino a dove mi riposo per riprendere il disegno che avevo deciso di portare avanti, leggere, mangiare, bere, andare al cesso e dormire.

Qualche giorno fa, navigando su internet ho visto una foto di Anne Hathaway e non ho avuto dubbi.Era lei.Ne sono certo.E la finestra della camera è sempre semi chiusa.

Fa.Ro.

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Note:

(1) L’ombra dell’anima mia fugge in un tramonto di alfabeti, nebbia di libri e di parole. Il fiocco del dolore finisce, ma resta la ragione e la sostanza del mio vecchio mezzogiorno di labbra, del mio vecchio mezzogiorno di sguardi. Un torbido labirinto di stelle affumicate imprigiona le mie illusioni quasi appassite. ‘L’ombra dell’anima mia’ di Federico Garcia Lorca.

(2) è un genere di piante della famiglia delle Marantaceae. Il suo nome deriva dal botanico Bartolomeo Maranta. Comprende piante erbacee perenni, alte oltre i 50 cm, simili alla Calathea con radici tuberiformi, hanno foglie molto decorative, obovate, intere, vellutate, variegate e segnate da macchie più scure, dal disegno minuto e delicato, dalle sfumature porporine.

(3) Pianta brasiliana appartenente alla famiglia delle Bromeliaceae. Ha foglie appuntite di colore verde scuro, leggermente spinose ai margini. I fiori, allungati, misurano 2-3 cm e appaiono di colore verde orlati di blu, ma hanno brattee rosa e sono riuniti a gruppi pendoli che arrivano a 10 centimetri. La fioritura è di lunga durata. La Bilbergia può sopportare per brevi periodi temperature piuttosto basse, ma si adatta molto bene anche alla coltivazione in appartamento.


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