La gru ( cittadino dello stato ribelle de)

Ho temporeggiato prima di scrivere o anche solo abbozzare pensieri su quello che in questi giorni è successo a Brescia, sotto la gru occupata dai sei ragazzi migranti. Ho temporeggiato perchè ho avuto bisogno di vivere intimamente(anche se al presidio tutti i giorni)questa vicenda. C’ero anche io sulla gru, o meglio una parte di me ed è per questo che tra tutti gli slogan urlati in questi giorni quello che mi ha colpito di più è stato sicuramente “siamo tutti sulla gru”. Si, una parte di me era sulla gru con loro, ancor prima di loro e lo sarà anche ora che sono tornati tra noi. Quella parte che si sente poco ascoltata, se non, in alcuni casi, inascoltata, emotivamente precaria, debole e vulnerabile.

Una parte che non può essere lasciata sola mai, perchè esposta a folate improvvise e violente, proprio come lo erano i ragazzi lassù.Il loro bisogno di essere ascoltati è anche il mio, il bisogno di essere lì per loro, lo stesso bisogno di esser lì per me stesso. Io avrei voluto avere il coraggio di salire sulla gru e  avrei voluto tanta gente sotto a sostenermi.

Essere ascoltati in una società che non vuole ascoltare, essere visibili in una città che ti vuole invisibile, di basso profilo e zitto. Credere che in una società non avere diritti significa non meritarli è un vissuto che i “gruisti” hanno spazzato via con un gesto coraggioso, prima di tutto umano e commovente.

Il mio sentimento, ad un certo punto si è diviso, da una parte ho accolto con felicità che avessero deciso di scendere nonostante non fossero riusciti a raggiungere l’obiettivo, dall’altra un forte sentimento che esplodeva dentro sostenendo l’idea che avrei preferito che la lotta lassù continuasse. Questo perchè ho capito quanto fosse prezioso e raro quel gesto, quanto ce ne fosse bisogno, come una sorgente d’acqua nel deserto, un treno che non si poteva perdere e ho scoperto di essermi “seduto” un pò troppo negli ultimi tempi e, ancor prima di guardare a chi non si è interessato o addirittura si è schierato contro, guardo a me, all’ardore che mettevo 15 anni fa in queste lotte, quell’ardore che ho ritrovato intatto in questi giorni.Ora sono scesi tra noi ma il senso e il simbolo di quella gru resta intatto, diventa addirittura un nuovo simbolo di costruzione contro chi vuole distruggere, di lotta opposta alle coscienze vecchie e inadeguate a un mondo multiculturale, contro chi sorride in stanze chiuse a doppia mandata e nell’oscurità trama.

Mentre scrivo mi arriva per radio la notizia che la sentenza per gli imputati dellla strage di Piazza Loggia è “tutti assolti”.

Mi sono appena tolto gli anfibi che già me li devo rimettere.                       Fa.Ro.

I ragazzi sulla gru

Perchè sulla gru?

Dopo la gru

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