Punto di non ritorno (La sociedad anonima)

Buona lettura.

Il cacciatore era legato ad una quercia, mani e piedi, intorno solo il rumore del sottobosco e il suo respiro in affanno.Era partito di buon mattino per la solita battuta di caccia del sabato, questa volta solo, senza suo figlio Riccardo.Un fucile e poco altro bagaglio, solo una piccola ricognizione mattutina e poi, a casa per pranzo.Solo un paio di fagiani, giusto per non perdere il vizio e spezzare l’alienante lavoro in catena di montaggio.

Ora il suo fucile era in mano allo stesso uomo che, alla fine del sentiero che stava perlustrando, lo sorprese alle spalle, lo disarmò e lo legò a quella quercia.L’uomo portava un passamontagna, nonostante fosse una giornata calda, e teneva l’arma ben salda con una mano osservandolo, immobile.Le labbra sussurrarono dalla fessura del passamontagna – sei capitato male, cecchino!-

La voce era cavernosa, sicura, di chi non finge di volerti spaventare ma di chi spaventa sul serio.

-Sei capitato male, tutto qui…c’è bisogno di esempi da seguire, sai, come me c’è ne sono tanti al mondo…Spagna, Messico e la cosa sta prendendo piede persino negli stati uniti d’america…-si interruppe per prender fiato.-Chi siete? E io cosa c’entro con questa storia? Spagna, messico? Siete in tanti…ma chi siete?- finì urlando.

Il calcio del fucile sulla fronte provocò un suono ovattato, quasi leggero ma il male che provò gli fece venire il vomito.

-Parli troppo! E la cosa che non ti è ancora chiara è che non ti servirà a niente parlare, è già deciso…sei capitato male, punto.-

L’uomo col fucile si girò appena sentì dei passi nella radura dietro sé.

-Tutto pronto?- chiese.

-Si, papà, ci siamo.-

-Questa che ti trovi  di fronte è la Sociedad Anonima, la cellula attiva di Brescia….Stiamo per arrivare in città, ma, dobbiamo partire da qui, dalle montagne, pian piano…mmhh…-tossì secco.

L’uomo legato all’albero non riuscì a sputare nemmeno una parola.Si sentì mancare la terra sotto il culo quando sentì la parola Sociedad Anonima, gli mancò il fiato e gli passò davanti tutta la sua vita in un attimo, sfuggente e viscido come un’anguilla.L’uomo col passamontagna si avvicinò con sguardo basso, tirò fuori dallo zaino un pezzo di stoffa nero e gli coprì il capo.Non vide più nulla, sentì passi allontanarsi, ma non troppo.

-Papà, gli hai fatto paura abbastanza, andiamocene- sussurrò il figlio, prendendolo per un braccio.

-Dici? Ok! Vai avanti tu. Ti seguo.-lo accontentò.

Presero il sentiero, e pian piano, il prigioniero non sentì più i passi e, seppur la situazione ancora non glielo consentiva, tirò un respiro profondo, di uno a cui è appena stata risparmiata la vita.

Senza che il figlio se ne accorgesse, Ernesto Pezzi, Capo della cellula attiva della Sociedad Anonima di Brescia, tornò indietro, senza che la sua preda se ne potesse accorgere, gli si posizionò di fronte, prese la mira, e senza dargli la possibilità di rendersi conto che stava lasciando quella valle di lacrime, gli piazzò un buco nel petto, un’asola rossa infezione.Un colpo perfetto.

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