BOMBA CARTA – Il reading

Qui sotto, in forma di link, si può scaricare gratuitamente il file del reading audio. Sotto il link, il testo integrale scritto da me.

Buon ascolto e buona lettura.

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La chiazza nera e oleosa si aggiunge alle ombre pesanti, alle omertà e all’individualismo, quello peggiore, tra l’altro.

E’ la cellula terroristica più preparata, più matura, pronta a far vedere al mondo i suoi talenti. Le sue oscurità viscide.

E non basta il Bruce Willis di turno perchè, ebbene si signore e signori, questa nostra vita non è un film. Non è una pellicola che si può fermare, provate a fermare il tempo e poi ne riparliamo….. scorre inesorabile.

Uno. Per i soldi.

Due. Per lo show.

Tre.

Come P3.

Porca puttana i conti non tornano.

Quattro amici al bar e un buco che non conosce fine.

Tre quarti del mio corpo è……Mi giro a destra, mi giro a sinistra e bestemmio pesante. E’ mai possibile che alla gente si debba sempre spiegare tutto, far trovare tutto pronto, fare i disegnini. Se la lasci sola un attimo, la gente, si perde in un bicchiere d’acqua, vuoto e annega, perchè ha paura di annegare. Pensa di aver voce in capitolo per la propria vita, in maniera part-time; quando si vota, quando finisce l’acqua, quando non può mangiare carne di manzo, quando il papa viene insultato o quando gioca la squadra del cuore.

Per non parlare di Sanremo, il festival dell’italianità con la i minuscola.

Ah, a proposito, chiunque può andare a Sanremo, inteso come festival dell’italianità con la i minuscola, basta non tirar di cocaina, o almeno non farlo sapere; questa è la clausola speciale. E voler la pace nel mondo, missitaliani, missilitaliani. Missinitaliani.

Quattro.

Cinque.

Sei.

Si, sei. Tu sei qualcuno. Sempre, non solo quando accendi lo schermo. Sopratutto quando non lo accendi. Quando caghi e vuoi bene alle tue ferite, quando pensi e riesci trarre conclusioni. Logiche o illogiche, tue e di nessun’altro.

 

 

Sette.

Otto.

Nove.

Le vite che vorrei avere, due più dei gatti. Ho il mal di schiena perchè non reggo il peso. Violenza, indifferenza, banalità e fuochi fatui contengono più grassi di quanto si possa immaginare. E li metti tutti li, in testa, altro che fianchi. Quelli non ti servono, poi. Porgi un fianco, l’altro, le guance, le chiappe e la testa l’hai già data. Offerta su di un piatto qualsiasi. Fai un pò di addominali mentre perdi la testa, almeno ti senti tonico. Senti si fa per dire.

 

Dieci.

Undici.

Dodici.

Le scimmie che hai sulla schiena. E ce ne sono altre, in fila, ordinate ad aspettare. Creature selvagge. E pensare che tu, dovevi essere una creatura selvaggia, indomabile.

Libera. Si ripete la filastrocca perfida e anormale: ‘Se vuoi raccontar la verità, perderai la libertà’. Fa un rumore assordante che piega il ferro. I numeri si mescolano e i conti continuano a non tornare dall’esilio e non è la prima volta.  Più accade, più ci fai l’abitudine. Più accade e più scivoli nel girone del vuoto a perdere, che non è perdere il vuoto, magari lo fosse.

 

 

Tredici.

Quattordici.

Quindici.

Sono gli uomini che si dividono una bottiglia di rum,quindi c’è poco da bere ma è ottimo alcol dal sapore delicato e floreale, invecchiato e zuccherino.

Vivono su un’isola lontana da qui; dovresti pensarci anche tu, io già ci penso. Così, come via di fuga o uscita d’emergenza, come preferisci. E’ cosa buona che ci sia sempre un’uscita d’emergenza. Può essere che qua non vada come previsto. Exit Strategy.

In rum veritas.

 

Sedici.

Diciassette.

Diciotto.

La mia nascita. E mia soltanto. Cos’è successo alla mia mira? L’ho infilata nello zaino un attimo prima della scalata e ora non la trovo. Mi sbilancia. Io però non mi fermo, ormai sono partito e penso che fermarsi e tornare indietro sia più dura, tra l’altro. D’inerzia, rum e battito cardiaco nutro il mio sentiero. Oltre alla perdita temporanea della mira non c’è altro, solo un pò di stanchezza, fisiologica, è logico, ci può stare. E comunque, non mi serve la mira, ora.

 

Diciannove.

Venti.

Ventuno.

Vento che riorganizza e raduna polvere da sparo, micce corte e meno corte, in base al merito.Nell’esplosione c’è meritocrazia, non sono tutti uguali. C’è chi la merita corta e chi un pò meno. La lista è lunga. Sento odore di zolfo e dovresti sentirlo anche tu.

Io l’odore di futuro guasto preferisco non sentirlo. Paure e speranze che prendono a calci in culo rassegnazioni.

 

 

Ventidue.

Ventitre.

Ventiquattro.

Le ore che mancano. Il sudore mi ricopre il corpo. Un pigiama. La sudorazione di un adulto va da 0,5 litri al giorno fino a un massimo di 10 litri in dipendenza del lavoro fisico e delle condizioni ambientali. La mia va a 11, sicuro. Credo però, di avere un pò di coraggio.

 

Ventiquattro.

Ventitre.

Ventidue.

Ventuno.

Venti.

…….

…..

..

.

Il tempo scorre…tic tac tic tac…ora, cercate la bomba, se avete ancora fiato e abilità.

O almeno, trovate le differenze e unite i puntini.

Musiche:

Hallogallo by Neu.

Science killer by The Black Angels..

Fabio Roversi aka Jack Anvil, Settembre 2010.

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