Un lavoro pulito…..

UN LAVORO PULITO o UNA CASSETTA PER GLI ATTREZZI PER CAMBIARE LA REALTA’

Bevo un decaffeinato, che sennò mi fibrilla il cuore e penso come ci si sente, in bilico.

Percorro a piedi nudi una strada con la paura che il cielo che ho in testa venga giù, come un’ombra immensa, solida, di piombo.

Mi piace scrivere per raccontare ciò che sento, ciò che da forma a quello che poi rifletto all’esterno, la mia atmosfera, è come l’antiruggine. Scrivo contro la ruggine.

Tornando alla strada in cui mi trovo, bene, si fa per dire, bene, di colpo non c’è più, il vuoto davanti a me mi bastona, manganello nero che ben conosco, piega le gambe, tutte straordinarie per la schiena, come se, di straordinarie non ne avesse già subite abbastanza, già, dico subite, perchè non avrei mai fatto un torto alla mia spina dorsale, se non perchè è cosi che va, anche al nord, se qualcuno vuole proprio saperlo.

Ecco, è quel ‘è cosi che va’ che, un giorno, pochi mesi fa, mi ha tolto aria, sangue, nervi e tendini lasciandomi giusto un corpo stanco, poco abbronzato che ripete come un mantra corposo -Non avere la più pallida idea-. Prima mi ha nutrito, cresciuto, poi ingannato, mai del tutto, mai fino al midollo, che è ancora mio e lo stringo come l’ultima cosa che ho e che sarà la prima cosa che avrò. Ora mi sputa come se fossi un boccone amaro, mal digeribile, che non rispetta più le regole della digestione sociale, che non ci sta più a rispettarle e  questo, con sorpresa, già dopo qualche mese mi disegna in faccia un sorriso indipendente. Un boccone masticato e sputato con un bel sorriso libero stampato in faccia. Il sorriso è libero eh, non io…intendiamoci…..per quello ho ancora molta strada da percorrere. Molti nodi da imparare a sciogliere. (E si sa, i nodi impari a scioglierli quando impari a farli.)

Ovviamente il cuore trema ancora, lancia scariche lungo tutto il corpo, che non posso e non voglio ignorare e ora, lo regolo meglio, imparo a conoscerlo. Imparo a conoscermi.

Nel frattempo ho bevuto due lattine di birra scura, Tac! Ho schivato il caffè ma preso da non sò che mi son scolato due birre fredde. Ora tremo e il respiro si fa pesante. Capito, in questi momenti non so se è la birra che mi fa agitare o sono io che, pensando che la birra mi faccia questo effetto, mi turba. Questa la chiamo eredità scomoda, si. Tre gocce. Quattro gocce. Otto gocce. Tutto va bene, ma non va bene.

La musica elettronica in vinile, che bello…e non sto cambiando discorso eh, tutto torna. Il fruscio del disco sotto la puntina, antico e magico, che sa di passato, passato illuminante e umano;amico fragile, se non ne hai cura. Il contrasto tra musiche sintetiche, elettroniche, pulitissime, infallibili e l’imperfezione di una puntina vissuta è suggestivo, a dir poco.

Il vinile.

Io ne ho cura, da sempre, maneggiarlo con cura, pulirlo ad ogni ascolto è un arte che sgonfia i nervi quando lievitano, ricuce strappi, ripara le anomalie del battito cardiaco. Quando comincia a girare, allora si, ‘è cosi che va’, è cosi che deve andare e, a volte credo di esagerare, mi salva la vita.

Che esagerazione pensare che un disco possa salvare una vita.

Più volte ho avuto la percezione che l’abbia fatto, negli anni, anni giovanissimi in cui sognavo di diventare una rockstar, si, tipo Motley Crue, Kiss, Poison, perfino Twisted Sister o Slayer. Sognavo palchi immensi e leggevo i quaderni dal carcere di Gramsci, Sepulveda e i diari di Guevara. Una  rockstar cresciuta a colpi di compromessi storici e stragi di stato.

Stavo bene, credo. Ero incazzato ma stavo meglio di qualche mese fa e ora sono qui, con in mano una probabile cassetta degli attrezzi per cambiare la realtà, una parte di me che ho sempre avuto e che si è solo allontanata.

Ora, non vedo ancora il mio futuro, ma forse, guardare il mio passato con occhio altro, mi può rendere intrepido e lungimirante…quel tanto che basta per….

( Colonna sonora : Pan Sonic, Orbital, Tangerine Dream)

Luglio 2010, bs

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